Tra promozioni (fortemente) consigliate, iniziative unilaterali dai prezzi poco chiari oggi è caos OTA. Albergatori sull’orlo di una crisi di nervi.
Diciamo la verità, le OTA (on line travel agency) non sono mai state simpatiche a nessuno degli addetti ai lavori. Parliamo dei colossi dell’intermediazione on line che nell’ultimo decennio hanno però avuto il merito indiscusso di essere i principali marketing manager delle strutture ricettive italiane. Un servizio facile ed efficace che ha messo in comunicazione persone e strutture di ogni parte del globo.
Un esempio emblematico di globalizzazione sebbene in alcune aree del pianeta si alternino players dai nomi differenti. In Italia e in Europa la fanno da padroni i brand Booking.com ed Expedia. Dalle nostre parti, in Valle d’Aosta, è essenzialmente Booking.com a guidare la distribuzione commerciale delle strutture ricettive locali.
La pandemia ha inevitabilmente coinvolto anche le OTA in una situazione inaspettata e complicata costringendole a rivedere i propri piani di espansione, facendo piuttosto attenzione a non far crollare il castello. Dall’altro lato albergatori sempre più organizzati che lottano per dimostrare una maggiore convenienza nelle prenotazioni dirette evitando cosi le provvigioni da riconoscere al distributore. Il risultato dello scontro si legge in forzature, nemmeno tante celate, delle OTA (Golia il più forte), che mettono al centro dei loro piani la fidelizzazione dell’utente finale a scapito dei partner albergatori per i quali invece occorre sottostare più o meno ad alcuni parametri, pena la perdita di visibilità.
Nelle ultime settimane abbiamo assistito al susseguirsi di iniziative che rendono davvero complesso e impari lo scontro. Quasi impossibili mantenere la parity rate (stessa tariffa) sui canali in vendita, probabile il rischio di risultare, anche involontariamente, meno competitivi delle OTA; possibile un prezzo più vantaggioso sul proprio sito ma a scapito di una perdita non indifferente di visibilità sui presidi maggiormente consultati come Booking.com.
Tutto ciò rende sempre più queste aziende etichettabili con il termine “infiduciabili” agli occhi degli albergatori. Al contrario per gli utenti una sempre più convenienza nell’utilizzare questi canali di prenotazione. Eppure i grandi marchi internazionali sanno che l’economia moderna si basa sempre più sulla capacità di trasmettere fiducia nei confronti dell’opinione pubblica. Delle aziende oggi si sa tutto, le recensioni non attengono solo una camera di albergo o un menu di un ristorante.
La sfida nel futuro sta nel saper rendere le proprio imprese non solo “affidabili” rispetto ciò che promettono di fare ma anche e soprattutto nell’essere “fiduciabii” vale a dire nel riuscire ad agire, in un’ottica più lungimirante rispetto a quella del profitto di breve termine, facendo effettivamente il bene del cliente.
La strategia per riuscire ad ottenere un risultato nel complesso soddisfacente sta ovviamente nella capacità del mantenere un equilibrio nelle strategie. Non serve una guerra di principio così come non è auspicabile mettersi totalmente nelle mani dei portali.

