Governare i flussi turistici che verranno: un futuro tra fattori non controllabili e gestione delle crisi

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Il settore turistico-ricettivo è cambiato molto nell’ultimo decennio, come del resto tanti altri settori produttivi, per via degli effetti diretti ed indiretti della rivoluzione digitale ed anche in virtù delle normali dinamiche economiche globali. Ciò che ha funzionato a lungo in passato ormai non basta più e ciò che funziona per noi oggi, tra cinque anni ha ottime chance di essere insufficiente. Come ci si orienta in una realtà così fluida e mutevole? Come si possono proteggere i risultati che faticosamente si sono conseguiti in anni di lavoro e di investimenti?

Navigare a vista con il bel tempo (o con tanta neve) è infatti relativamente facile, ma quasi sempre le partite più importanti si giocano nei momenti in cui le condizioni sono più difficili (gli alti e i bassi della domanda), quando avere un “vantaggio competitivo” sul proprio passato e sui competitors può fare la differenza tra crescita e decrescita. In virtù di questi scenari è bene evidenziare che i flussi turistici dipendono oggi e dipenderanno sempre più da dinamiche non controllabili, di fatto gli effetti così repentini e consistenti del cambiamento climatico saranno sempre più in grado di far mutare gli scenari di ogni comparto economico e sociale. In particolare è il turismo il settore ad esporsi maggiormente a questo tipo di rischi. Fenomeni intensi di siccità, assenza di neve, alluvioni, fenomeni geologici possono far cambiare notevolmente gli esiti di una stagione turistica fino a comprometterla del tutto. In Valle d’Aosta nello specifico il mercato è fortemente legato ad attività leisure ed outdoor, aspetto che aggraverebbe eventuali situazioni di persistenza di fattori climatici negativi, ne patirebbero invece meno le città come Milano per le quali i movimenti turistici non sono legati soltanto all’impiego di tempo libero.

Ma di cosa abbiamo bisogno nel concreto? La migliore risposta disponibile è “di un metodo analitico”, ossia l’analisi costante delle performance della nostra attività e dei mercati di riferimento. Questa prassi è sempre più necessaria per orientarsi nelle forti fluttuazione alle quali la domanda è soggetta.

Raccogliere dati è la prima necessità. Per avere una chiara visione delle cose è necessario misurare molto, dati interni ed esterni (alle aziende).Oggi i dati interni si raccolgono attraverso una vasta gamma di strumenti digitali; gestionale, sistema di prenotazione, sul sito web ufficiale etc. Ne esistono tanti, più o meno complessi e costosi, già solo orientarsi alla scelta di questi può risultare un compito ingrato, tuttavia cruciale ai fini della qualità e quantità del volume di informazioni che potremo poi utilizzare.
In realtà tutti o quasi utilizziamo già questi software, ma più spesso li adoperiamo per facilitare certe operazioni tecniche e raramente al fine della raccolta e organizzazione del dato, il quale invece, se correttamente immagazzinato rappresenta un vero capitale, il cui valore è molto superiore a quello di qualunque altro beneficio il software ci possa dare in termini operativi.

Farsi consigliare in questa fase può essere un grosso risparmio di tempo, ma è molto importante ai fini del risultato valutare molto bene le proprie caratteristiche e necessità. Mettere insieme i dati grezzi e trasformarli in indici di performance è il secondo importante passo. Anche in questo caso esistono software che offrono supporto agli operatori del settore ricettivo fornendogli in maniera automatica una lettura semplificata dei dati o, addirittura, un’interpretazione attiva degli stessi tramite l’intelligenza artificiale. Questo tipo di analisi sono preziose ma non bastano, occorre il confronto con l’esterno rappresentato dai nostri competitors e dai nostri mercati di riferimento. Già perché parametrarsi solo rispetto al dato assoluto può essere molto fuorviante e farci vivere una variazione (crescita o decrescita rispetto allo storico) come un nostro risultato, quando magari il mercato si è comportato in maniera identica e quindi sarebbe più ragionevole pensare ad una sua fluttuazione indipendente, nel bene e nel male, dalle nostre azioni dirette.

Senza il confronto con ciò che agisce al di sopra della nostra influenza, infatti, non avremo mai la percezione corretta di quali risultati le nostre azioni stanno oggettivamente portando, ciò comporta l’impossibilità di guidare con consapevolezza e precisione la nostra attività verso la massima espressione di efficienza e profitto, naturale obiettivo di una buona gestione.

In sintesi, il massimo profitto passa attraverso il confronto oggettivo con il contesto, il quale per essere fatto richiede una misura precisa del mercato e della struttura di riferimento, la quale è possibile solo attraverso la raccolta puntuale e l’analisi dei dati.

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