Turismo accessibile in Valle d’Aosta: turismo per tutti

Turismo accessibile in Valle d’Aosta: turismo per tutti

“La disabilità non è un limite, ma un patrimonio per la collettività”. Dalle parole della deputata Argentin Ileana si effettuerà una riflessione sulla necessità di sviluppo del turismo accessibile. La Doxa ha stimato nel 2015 che il 16,4% delle famiglie italiane abbia esigenze di accessibilità.

Far fronte alle necessità delle persone con disabilità permette di rispondere a dei bisogni che qualsiasi turista può avere.
Quali accorgimenti si dovrebbero adottare per rendere un territorio accessibile?

Innanzitutto è indispensabile un cambio culturale: la persona disabile è il più delle volte vista come chi richiede una forma di assistenza, mentre si dovrebbe pensare a quanto sia importante far vivere loro delle emozioni, incentivandoli a viaggiare.
Per permettere alle persone diversamente abili di viaggiare agevolmente le strutture ricettive e le infrastrutture pubbliche dovrebbero essere rese accessibili. È sufficiente pensare che in Valle d’Aosta solo il 9% delle strutture ricettive è praticabile da qualsiasi tipologia di utenti. Dal punto di vista infrastrutturale si è agito parecchio negli ultimi anni: vi è stato un aumento delle aree attrezzate e dei siti accessibili.

In ogni caso questo “sforzo” in termini economici non è di certo vano. Difatti si stima che in Italia siano circa 2 milioni le persone con disabilità, di queste 1,5 milioni può viaggiare. Inoltre se si considera che il 90% delle persone disabili viaggia in compagnia di famigliari o amici, si potrebbe generare un flusso di 5 milioni di turisti: le persone con disabilità amano viaggiare nei periodi di bassa stagione: risorsa per un territorio, come il nostro, caratterizzato da forti presenze nel periodo estivo e invernale.

I diversi accorgimenti strutturali possono essere utili e usufruibili da tutti.
La popolazione italiana sta invecchiando e tutti possono avere l’esigenza di usufruire di un corrimano o di scritte a caratteri grandi, ad esempio. Per tale ragione già in fase di progettazione delle strutture si dovrebbero adottare questi accorgimenti, cercando altresì di oltrepassare il principio di accessibilità semplicemente legato al rispetto delle norme. A tal fine è importante avere delle persone formate in modo da rendere ancora più unico il soggiorno di questo target di turisti; la presenza di figure professionali in questo ambito, oltre ad essere fonte di lavoro, permetterebbe di offrire un servizio adeguato. A tal proposito l’Istituto Cortivo (sede a Padova) organizza diversi corsi di formazione, in tutta Italia, per assistenti turistici di disabili.

Inoltre tra le attività che possono favorire un turismo accessibile, si fa cenno alla mappatura di circa 1.300 strutture effettuata dall’associazione Handicrea di Trento. Questa attività ha permesso la realizzazione di un’applicazione per smartphone (APP Trentino accessibile) che grazie a dei rilevatori GPS permette all’utente di posizionarsi sia all’interno che all’esterno dell’edificio. L’applicazione identifica 12 categorie di utenti, tra cui anche i cardiopatici, gli obesi ed effettua una descrizione minuziosa della struttura o del luogo meta di vacanza.

Infine il turismo accessibile deve passare per la via della comunicazione; le diverse azioni di cui si è parlato in precedenza sono vane se poi non vengono promosse al consumatore.
Perciò il turismo accessibile deve essere sostenuto essendo un potenziale mercato che non può più essere trascurato o sottovalutato. Un turismo accessibile è un turismo per tutti: se la visita ad un parco naturale è accompagnata da un dispositivo che riproduce i suoni emessi dagli animali, per permettere agli ipovedenti o ai disabili motori di essere immersi nel contesto, così anche le famiglie, i giovani ecc. potranno usufruire appieno dell’esperienza. Una citazione del giornalista Cannavò rammenta che “i veri limiti esistono solo in chi ci guarda”.
L’auspicio è di continuare a crescere per uno sviluppo nazionale del turismo accessibile nazionale, avendo la consapevolezza che un’accessibilità strutturale al 100% non si potrà mai avere, ma la cura e l’attenzione ai bisogni altrui farà la differenza.

 

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